"IL DIARIO INTIMO DI SALLY MARA" di
Raymond QueneauRomanzo, 1950, Economica Feltrinelli, pagine 164
Il sagace e sapiente Queneau gioca deliziosamente con le parole a nostro uso e consumo regalandoci questo piatto saporito in salsa irlandese. Il risultato finale è una gustosa pietanza che consumiamo sorridenti.
1934: Sally Mara è una diciassettenne dublinese, che, grazie al suo diario scritto in francese in onore del suo adorato ex insegnante (ed abile linguista!) Michel Presle, ci regala una serie di perle d’umorismo involontario. Infatti la ragazza si getta nella descrizione delle sue giornate in un arco di due anni e ne vengono fuori brani che contengono termini a volte eleganti e colti, altre divertentemente volgari. Il bello del libro sta nel fatto che Sally, inconsapevolmente provocante ma rivestita di una patina di pudore misto a uno strano candore, ci racconta con ingenuità dei suoi primi lubrici/impudici pensieri ed atti che costituiscono, parafrasando il buon Flaubert, la sua “Educazione sessuale”. Presentandoci una serie di gag davvero divertenti (ha una passione per le possenti statue maschili) la ragazza sembra anelare a qualcosa della quale non ha pieno sentore, ma di cui istintivamente sente il bisogno. I qui pro quo si sprecano, le situazioni da commedia italiana anni ’70 sono all’ordine del giorno e tutti sembrano gratificare Sally dandole una “pacca sul culo”. Ma a lei la storia dei “becchi” non è tanto chiara, perciò insieme a lei e alla sua ingenuità (genuinità?) andremo alla scoperta del mondo maschile. Accompagnano la nostra eroina il buon Barnabè, che studia il gaelico insieme a lei dal professor Padraic Baoghal, il fratello ubriacone Joel, la di lui moglie Mrs.Killarney, la sorella minore Mary, la madre demente, il padre “vampiro”, per finire con le camerierine Meve e Bess.
A tratti sembra d’esser catapultati nella famiglia allargata del capro espiatorio di Pennac, tanto le situazioni paiono grottesche, a tratti surreali; tutti bevono tantissimo “uischi”, come fosse una cosa normale, si mangiano sempre chili di “ruote di formaggio” e chiunque può fare qualsiasi cosa come non esistesse nessuna regola (quantomeno morale). “La piccola anima (immortale)” di Sally si mantiene salda attraverso la consumazione di aringhe allo zenzero e lo studio dei vari “arnesi”.
Queneau, (ma un plauso anche alla traduttrice) soprattutto nella prima metà, ci fornisce un campionario spassoso di situazioni e di giochi di parole ad effetto; la sua maestria nel proporre doppi sensi è clamorosa, raramente mi sono divertito tanto leggendo un romanzo. L’autore ci mostra quanto “le donne siano sempre troppo buone con gli uomini”; questi ultimi morbosi e gretti che senza alcun ritegno sono sempre pronti ad importunare ogni donna per il loro piacere personale. Queneau ci accompagna ironicamente nello “sverginamento” di Sally Mara, la quale è a Dublino ma ho il sospetto potrebbe essere ovunque. La figura di Sally perde di brio, a mio avviso, nelle ultime cinque pagine, rischiando di risultare una biasimevole macchietta.
VOTO 7
© Tutti i diritti riservati Angie disse: "
io coi preti ci ho parlato per metà della mia vita. L'altra metà con le suore.
Preferisco i preti"
Diane Selwyn,12/5/2009:
Madonna Santa che pubblicità del cazzo... Io alla Chiabotto depurerei il cervello.Walbrookiana,22/5/2009
Mostri contro alieni. Cazzata.